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MARIO MONICELLI

MARIO MONICELLI

MARIO MONICELLI

La mia Tuscia

La Tuscia è un territorio che non è stato assalito e modificato dal turismo, quindi è rimasto abbastanza rispettoso di quello che era, o che noi crediamo che era, cinque, dieci secoli fa. E infatti è così: ci sono i torrenti, i laghi, le abitazioni di grande respiro oppure miserabili.

Anche il paesaggio non è stato deformato molto, resiste ancora, e perciò si andava lì spesso a fare le cose che riguardavano i film storici. Se poi non riguardavano film storici, ma film di oggi, di contadini, meglio ancora: la campagna nel viterbese è rimasta come era dieci o trent’anni fa. 

Il medico e lo stregone l’abbiamo girato a San Martino al Cimino perché  conoscevo bene il paese, mi ci avevano portato in vacanza, quand’ero bambino, negli anni ‘20. Nel film la casa di Mastroianni era a San Martino, quella di De Sica no, credo fosse sotto Viterbo o in un altro paese. E poi c’era la stazione, che si vede nella sequenza con Alberto Sordi, e che mi pare fosse sempre in un piccolo centro del viterbese, forse proprio a San Martino…

L’armata Brancaleone l’abbiamo girato, almeno il sessanta percento, nel viterbese: a Canino, dove c’è un conventino abbandonato, però molto carino, che abbiamo tutto attrezzato per ambientarci una battaglia, a Vulci e a Oriolo Romano, in un palazzo principesco (palazzo Altieri)…
Nella piazza di Oriolo successivamente ho girato una scenetta di Speriamo che sia femmina.

Alcune sequenze di Viaggio con Anita le ho invece girate a Viterbo, dalle parti di quella che chiamavano “l’ammazzatora”, e nelle fenditure di una stradina, che sembra un canyon, lì vicino, dove ho girato anche la scena de L’Armata Brancaleone in cui Gassman e Catherine Spaak si calano con le funi.

La sequenza della demolizione della chiesa in Amici miei l’abbiamo girata a Calcata in un giorno. Siamo partiti la mattina da Firenze, con lo scenografo e gli attori, e siamo ritornati la sera. Il parroco di Calcata si è prestato a partecipare a questa scena.