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GIORGIO CAPITANI

Giorgio Capitani

GIORGIO CAPITANI

Io, ambasciatore di Viterbo

Il mio rapporto con Viterbo è cominciato con Il maresciallo Rocca, il perché è abbastanza curioso. Stavamo cercando una città non troppo grande, non troppo piccola, bella, ma che non soffocasse la storia con il lato turistico. Abbiamo cercato varie città, ma praticamente ci siamo fermati subito a Viterbo, perché Viterbo era esattamente quello che cercavamo. Mi ricordo che l’abbiamo vista un giorno che c’era un vento terribile, era inverno, faceva pure freddo.

Malgrado tutto questo abbiamo trovato la città molto bella e abbiamo visto che si poteva ambientare tutto quanto il nostro maresciallo Rocca a Viterbo. Io la conoscevo poco, l’avevo vista una volta sola, ero andato solo una volta a fare un giro per la città, poi, andando a girare il film, l’ho conosciuta meglio, l’ho vista meglio e ho visto che si potevano fare tante cose. Ecco perché poi è nato il fatto di fare le riprese anche per altri film: Un prete tra noi, Edda Ciano, Callas e Onassis e tutti gli altri.

La città mi è piaciuta molto. Devo dire che dodici anni fa, quando sono venuto per la prima volta, la sera alle otto sembrava che ci fosse il coprifuoco, c’era solo un piccolo bar a Piazza della Rocca che alle 10 di sera ci faceva un caffè disperatamente, ma per il resto non c’era nessuno, c’erano un po’ di soldati in giro. Poi abbiamo visto che piano piano la città si è come svegliata.

Incominciavano a uscire negozi più belli, è incominciato a migliorare l’aspetto della città, la gente ha cominciato a uscire di più, perché prima, mi raccontava il proprietario di un ristorante,  i viterbesi che uscivano per andare a mangiare fuori, non mangiavano a Viterbo, ma andavano a mangiare vicino a Viterbo, nelle altre cittadine intorno.

E adesso invece no: i viterbesi cominciano ad andare al ristorante anche a Viterbo, eccetera. Infatti io trovo che la città ha preso uno slancio straordinario, a tal punto che mi ci sono comprato una casa, cosa che forse la prima volta non avrei fatto. E allora mia moglie ed io abbiamo deciso che in fondo Viterbo può essere la città nella quale invecchieremo. Sembra un po’ curioso che lo dica io alla mia età, ma per adesso ancora guardo avanti. Molti amici e molti attori che hanno partecipato ai nostri film hanno scoperto con noi Viterbo.

Una soddisfazione l’ho avuta un giorno che ero alle terme (una delle ragioni del nostro entusiasmo per la città), dove vado regolarmente, e a un certo punto il proprietario mi ha presentato due signori di una certa età, moglie e marito, milanesi: «Senta, questi signori le devono dire una cosa». «Noi Viterbo – mi hanno detto questi signori –  non la conoscevamo affatto, la conoscevamo solo di nome. Poi abbiamo visto Il Maresciallo Rocca, ci siamo guardati e abbiamo detto: ma forse bisognerebbe fare un giro a Viterbo, andarla a vedere».

Questo vuol dire che in fondo anche il cinema è servito da veicolo per far conoscere la città, questa città che si merita molto. Naturalmente sono andato a vedere la Macchina di Santa Rosa e in uno degli episodi de Il maresciallo Rocca abbiamo messo il trasporto della Macchina. Mi ha colpito, commosso, non me l’aspettavo.

Mi ricordo che c’erano degli amici, due attori, li ho visti con le lacrime agli occhi, era una cosa che veramente non mi aspettavo potesse colpire così. Poi ho conosciuto i facchini e un giorno mi hanno fatto la proposta di diventare l’ambasciatore dei facchini, per il lavoro che avevo fatto per rendere più noto al pubblico non viterbese che cos’era il trasporto della Macchina.

Questo mi ha fatto piacere, così come mi ha fatto molto piacere di essere nominato cittadino onorario di Viterbo. Da allora la Macchina di Santa Rosa è una specie di punto fisso della mia vita. In Rita da Cascia abbiamo ricostruito Cascia a Viterbo, ma non solo: nelle strade di Viterbo un architetto molto bravo e molto intelligente di cinema è riuscito a farmi una strada della Turchia per Callas e Onassis. Viterbo è una città che ha tante facce, per il cinema è affascinante, perché presenta differenti aspetti.

Nel palazzo del Comune ho fatto il Vaticano per Papa Giovanni XXXIII e per Papa Luciani – Il sorriso di Dio, nel salone del comune ho fatto la sala del mappamondo di Palazzo Venezia. Praticamente la città si presta a tutto. E in più trovo questo entusiasmo, questa voglia di collaborare dei viterbesi, dell’amministrazione, che ci aiuta moltissimo. E poi gli spostamenti da un set all’altro si fanno in pochi minuti, senza complicazioni, mentre a Roma il tempo degli spostamenti è quasi più lungo del tempo delle riprese.