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San Martino al Cimino, Nepi e Vitorchiano

San Martino al Cimino, Nepi e Vitorchiano

Borgo di grande fascino, San Martino al Cimino deve la sua attuale conformazione urbanistica a donna Olimpia Pamphilij Maidalchini, cognata di Innocenzo X. Fu lei a dedicarsi alla sistemazione dell’abitato, distribuito in forma semi-ellittica, affidando il progetto a Marcantonio de Rossi e ad altri grandi nomi del tempo, tra cui il Bernini e il Borromini.
Dell’antica abbazia cistercense che domina San Martino al Cimino, costruita durante la prima metà del XIII, rimangono l’abside e il transetto della chiesa, parte del chiostro, della sala capitolare e dello scriptorium. La bellissima facciata è fiancheggiata da due possenti torri campanarie seicentesche, ornate da un orologio e da una meridiana. Sopra al portale ad arco, un finestrone costituito da due grandi monofore acute e un rosone a otto petali danno luce all’interno.

Seppur costruita in tempi successivi, l’interno a tre navate riprende l’impianto architettonico della chiesa di San Pietro a Tuscania, meraviglioso esempio di arte romanica. Sebbene la facciata a tre portali della basilica di Tuscania, caratterizzata da un grande rosone, attrasse nel tempo numerosi cineasti, Monicelli qui scelse di girare in interno, valorizzando la cripta: divisa in nove navate, scandite da esili colonne di spoglio che a loro volta sorreggono piccole volte a crociera, la cripta è un luogo di grande fascinazione.

Altro grande esempio di eccellenza architettonica è l’acquedotto di Nepi che, con i suoi 285 metri di lunghezza, domina il panorama intorno alle grandi mura farnesiane del borgo. La sua struttura, sviluppata su due ordini di arcate, ricorda quella degli antichi acquedotti romani; tuttavia, l’opera è il risultato di lavori avviati durante il XVI secolo e terminati solo nel 1727.
Di fronte all’acquedotto, dal lato opposto del parco di Nepi, si staglia l’imponente Rocca dei Borgia, il monumento più significativo della città che merita assolutamente una visita.

Lo stesso dicasi per Vitorchiano, che fa bella mostra di sé in una nota sequenza de L’armata Brancaleone. Incluso da alcuni anni nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”, Vitorchiano è noto come il borgo sospeso per via della conformazione della rocca tufacea sulla quale è stato costruito. Oltre al percorso di esplorazione del centro storico, ricco di antichi palazzi e belle chiese (tra le quali, quella di Sant’Amanzio e quella di Santa Maria Assunta), val la pena aggiungere una passeggiata fino al belvedere situato lungo la strada Teverina per ammirare l’unico Moai presente al di fuori dell’Isola di Pasqua.

 

Curiosità

Tra i tanti set naturali in terra di Tuscia utilizzati da Mario Monicelli per i suoi film, il più inconsueto è senza dubbio la Strada Signorino (Viterbo). Come ricordava lo stesso regista, alcune sequenze di Viaggio con Anita (1978) con Giancarlo Giannini e Goldie Hawn e, prima ancora, di L’armata Brancaleone (1966) con Vittorio Gassman e Catherine Spaak, erano state girate in quel sentiero di origine etrusca, scavato nel tufo, conosciuto anche come Cava di Sant’Antonio, «dalle parti di quella che chiamavano “l’ammazzatora”, e nelle fenditure di una stradina, che sembra un canyon, lì vicino».

Testi di Franco Grattarola

Itinerari

Vittorio Gassman e Fulvia Franco sul set de L’Armata Brancaleone (1966). ©Archivio Fotografico - Cineteca Nazionale Centro Sperimentale di Cinematografia

Nelle Terre di Brancaleone

Tra l’agosto e il settembre del 1957, Mario Monicelli ambienta gran parte degli esterni di Il medico e lo stregone in quattro località della Tuscia: San Martino al Cimino, Valentano (le varie sequenze di vita cittadina sono realizzate fra le vie dei due centri abitati), Grotte Santo Stefano (tutta la sequenza in cui Marisa Merlini incontra alla...
San Martino Al Cimino, 01100 VT