Find Tuscia, terra di cinema on FacebookFind Tuscia, terra di cinema on TwitterFind Tuscia, terra di cinema on YouTubeFind Tuscia, terra di cinema on Instagram
  • English
  • Italiano

VITORCHIANO

L'armata Brancaleone

VITORCHIANO

La città di Brancaleone

Incastonato tra i monti Cimini e la valle del Vezza, Vitorchiano (anticamente Vicus Orchianus o Orclanus) è uno dei borghi più suggestivi della Tuscia.
Il centro storico della citta, cinto dalle mura castellane, racchiude un tripudio di torri, piazze, chiese e abitazioni medioevali.

Il borgo di Vitorchiano ha origini invero antiche: i primi insediamenti risalgono infatti ai tempi dei Longobardi o, prima ancora, degli Etruschi. Nel 1265 è accordato alla città il titolo di “Terra Fedele” di Roma, che comporta l’inserimento nello stemma dell’acronimo S.P.Q.R. (Senatus PopolusQue Romanus).

Lo stretto legame con Roma riappare in tempi più recenti, quando le produzioni di Cinecittà scelgono Vitorchiano come città ideale per film di ambientazione medioevale.

L’armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli, una delle commedie italiane più originali, è in larga parte girato (in misura pari al 60%, come calcolava lo stesso regista) in borghi, castelli, rocche e campagne della Tuscia. Tra le location viterbesi, una delle più importanti è Vitorchiano.

Nella prima parte del film, il Cavalier Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman) e la sua armata (Ugo Fangareggi, Folco Lulli, Luigi Sangiorgi, Carlo Pisacane e Gian Maria Volontè) incappano in una città deserta e decidono di saccheggiarla.

Lo stato di abbandono è però causato dal morbo della peste che ha sterminato quasi tutti gli abitanti. Monicelli gira magistralmente la sequenza della peste nel centro storico di Vitorchiano.

Il successo di L’armata Brancaleone porta alla realizzazione del sequel Brancaleone alle crociate (1970), che al pari del film capostipite utilizza come location molti luoghi della Tuscia.

A Vitorchiano non è tuttavia girato Brancaleone alle crociate, bensì Il prode Anselmo e il suo scudiero (1972) di Bruno Corbucci, che mutua dal secondo Brancaleone lo spunto narrativo (le crociate) e dal filone “boccaccesco” nato sulla scia del Decameron (1971) di Pier Paolo Pasolini un discreto campionario di scurrilità e nudità muliebri.

Nella sequenza più divertente del film, Gian Puccio Senza Terra (Enrico Montesano), riottoso scudiero del crociato Anselmo da Montebello (Alighiero Noschese), per sfuggire all’ira del condottiero tedesco Ottone di Buldoffen (Renzo Montagnani) ripara nella Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo (la più pregevole di Vitorchiano), si sostituisce alla statua del patrono San Mancinello e viene portato in processione dagli ignari fedeli per le vie del centro storico di Vitorchiano.

 

Vitorchiano